Hammamet di Giovanni Amelio. La recensione


Prima di vederlo ho letto pareri contrastanti sulle intenzioni propagandistiche del regista e degli sceneggiatori, la maggior parte delle persone che ho letto ha sottolineato la volontà di creare un martire ma io non la penso così. Lo definisco uno spaccato umano su una fase storica ben precisa di questo personaggio e di come le dinamiche di potere possano generare dei consensi fasulli perché fagocitati da persone interessate, pronte a voltarti le spalle durante i momenti di difficoltà. È ciò che succede in una cosca mafiosa o in una loggia massonica in cui un gran maestro venerabile venga tradito perché l'organigramma ha già stabilito chi dovrà prendere il suo posto. Dal punto di vista tecnico il film è ben fatto, il trucco su Pier Francesco Favino è magistrale come tale è la sua performance "imitativa" ma limitante dal punto di vista attoriale in quanto ho avuto la sensazione che non gli sia stata data la giusta libertà all'artista di darne la propria anima al personaggio. Come la possiate pensare sul protagonista reale di questa vicenda ha una valenza relativa considerando il periodo storico in cui viviamo dal momento in cui i nostri eroi, al cinema, nelle serie tv sono i boss di Gomorra e si fa il tifo per Ciro L'immortale.
Ps: Nicola Piovani resta il miglior compositore che abbiamo in Italia. Ma questa è solo la mia opinione, come d'altronde l'intero contenuto di questo post
Gianni Martone